GLOSSARIO | DZ Imballaggi

Definizioni, terminologie, termini usati comunemente nel settore imballaggio e packaging, selezionati per i visitatori del sito, da DZ Imballaggi Srl.

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Glossario:

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(definizioni e terminologie, mondo imballaggio)

Poliestere:

I poliesteri sono una classe di polimeri ottenuti per polimerizzazione a stadi via condensazione che contengono il gruppo funzionale degli esteri lungo la catena carboniosa principale. Filati di poliestere vengono utilizzati nell'abbigliamento (in particolare sportivo), nell'arredamento (tende, pavimentazioni, rivestimenti mobili imbottiti). Per abbinare le caratteristiche funzionali ad un maggior comfort a contatto con la pelle spesso vengono tessuti in mischia con fibre naturali come, in particolare, cotone. La loro maggiore applicazione è però nei tessili tecnici (trasporti, geotessili, medicale, dispositivi di sicurezza...).

Politene, Polietilene:

Il polietene (più comunemente noto come polietilene) è il più semplice dei polimeri sintetici ed è il più comune fra le materie plastiche. Viene spesso indicato con la sigla "PE", così come ad esempio si usa "PS" per il polistirene o "PVC" per il polivinilcloruro. Ha formula chimica (-C2H4-)n dove n può arrivare fino ad alcuni milioni. Le catene possono essere di lunghezza variabile e più o meno ramificate. Il polietilene è una resina termoplastica, si presenta come un solido trasparente (forma amorfa) o bianco (forma cristallina) con ottime proprietà isolanti e di stabilità chimica, è un materiale molto versatile ed una delle materie plastiche più economiche; gli usi più comuni sono come isolante per cavi elettrici, film per l'agricoltura, borse e buste di plastica, contenitori di vario tipo, tubazioni, strato interno di contenitori asettici per liquidi alimentari ("Tetra Brik Aseptic") e molti altri.

Polipropilene:

Il polipropilene (PP) è un composto plastico che può mostrare diversa tatticità. Il prodotto più interessante dal punto di vista commerciale è quello isotattico, che è caratterizzato da un elevato carico di rottura, una bassa densità, una buona resistenza termica e all'abrasione. La densità è di 0,9 g/cm³ e il punto di fusione è di 165 °C e oltre. Le proprietà chimiche, determinate nella produzione, comprendono la stereoregolarità, la massa molecolare e la distribuzione di massa molecolare. Il prodotto atattico si presenta invece come un solido dall'aspetto gommoso di scarso interesse commerciale (è stato usato solo come additivo). Il polipropilene ha conosciuto un gran successo nell'industria della plastica: molti oggetti di uso comune, dagli zerbini agli scolapasta per fare alcuni esempi, sono fatti di polipropilene.

Corda:

La corda è un insieme di fili intrecciati, di materiali vari, capaci di sopportare sforzi di trazione. Può essere costituita da materiali fibrosi naturali, sintetici o metallici. Nel primo caso viene comunemente chiamata corda, nel secondo si usa il nome di fune.

Per fabbricare corde (non metalliche) le materie prime devono avere particolari caratteristiche di resistenza ed elasticità. Esse sono principalmente:

la ramia, la seta, la canapa, il sisal, la iuta, il lino, il nylon, il cotone.

Tutte queste materie non hanno la medesima importanza: la iuta, la canapa, il lino, la seta e oggi il nylon sono le più adoperate.

Filato:

Il filato è l'insieme di fibre tenute assieme da una torsione a formare un filo. La torsione può essere destra (indicata con la lettera Z) oppure sinistra (indicata con la lettera S). La torsione è destra quando le fibre sono disposte in spire che salgono verso destra; sinistra quando le spire salgono verso sinistra. Il processo per ottenere un filato è la filatura, per cui occorre preparare la fibra tessile attraverso operazioni di cardatura e pettinatura, che servono a districare e rendere parallele le fibre e disporle prima in nastro cardato e poi stoppino.

Titolo:

La misura di un filato è detta titolo o numero. Il titolo è un numero che delinea il rapporto tra peso e lunghezza (nella titolazione diretta), e lunghezza e peso (nella titolazione indiretta). Il risultato di questo rapporto, moltiplicato per il coefficiente standard del titolo è il titolo del filo/filato.

Esistono diversi tipo di titoli di fili e filati (*):

diretta: -denari 9000 -tex 1000

indiretta: -numerazione metrica 1 -numerazione del cotone - -numerazione del lino

(*) il numero seguito da titolo è il coefficiente di riferimento

Nylon:

Il nylon è una famiglia particolare di poliammidi sintetiche. Con il termine di nylon si indicano in particolare le poliammidi alifatiche, ma talvolta lo stesso termine si usa (impropriamente) per indicare anche la classe delle poliarammidi (a cui appartengono il Kevlar e il Nomex), che sono invece delle poliammidi aromatiche. I nylon sono usati soprattutto come fibra tessile e per produrre piccoli manufatti.

Lino:

Il lino è una fibra composita ricavata dal libro del Linum usitatissimum (lino) composta per circa il 70% da cellulosa. Come tutte le fibre liberiane, il lino ha una lunghezza media delle fibre elementari che varia dai 20 ai 30 mm; la sua finezza si aggira dai 20 ai 30 micron; la fibra presenta una sezione poligonale. Il numero di fibre presenti nella corteccia di una singola pianta può variare da 20 a 50. La fibra ha un aspetto lucido, si presenta con una mano fredda e scivolosa. In presenza di umidità questa fibra ne assorbe rigonfiandosi moderatamente; essendo composta principalmente da cellulosa, se bruciata produce cenere. Il lino ha una tenacità di circa 6-7 grammi/denaro e ha un tasso di ripresa del 12% è una fibra gualcibile e poco allungabile

Cotone:

Il tessuto di cotone si ricava tessendo filati di cotone ricavati dalla peluria che ricopre i semi di una pianta della specie Gossypium. Con il termine tessuto di cotone generalmente si intende indicare non solo tessuti fatti a telaio ma anche magline e jersey. La fibra di cotone ha comportamento anelastico. La resistenza meccanica è influenzata dalla presenza dell'acqua: le fibre umide sono più tenaci di quelle secche. All'aria presenta buona stabilità, A contatto con la fiamma bruciano molto facilmente lasciando della cenere bianca.

Viscosa:

La viscosa è una fibra tessile artificiale inventata nel 1883 dal chimico francese conte Hilaire Bernigaud de Chardonnet. Pochi anni dopo, nel 1891, il metodo industriale per la produzione di viscosa fu brevettato in Gran Bretagna dai chimici Charles Cross, Edward Bevan e Clayton Beadle. Chiamata dapprima seta artificiale e dal 1924 rayon, la viscosa fu creata per rispondere alla richiesta di tessuti simili alla seta ma più economici. Può essere utilizzata per produrre tessuti con usi molto diversi che vanno dai vestiti alle tele che rivestono l'interno degli pneumatici. La viscosa, nelle varie forme e varietà, rappresenta circa il 14% delle fibre artificiali prodotte dall'industria. Viene prodotta a partire dalla polpa di legno degli alberi (ma anche dal cotone, dalla paglia, ecc.) trattata con una soluzione di soda caustica (NaOH); viene quindi aggiunto solfuro di carbonio (CS2) e si forma xantogenato di cellulosa che viene ulteriormente disciolto con altra soda caustica. La soluzione colloidale viene estrusa; i filamenti che escono dalla filiera formano la viscosa. Facendo passare questa soluzione in una sottile fessura posta in un bagno di acido solforico si può ottenere il cellophane, oppure attraverso piccoli ugelli si ottiene il rayon.

Stoppino (tessile):

Lo stoppino è una sottile banda di fibra tessile leggermente ritorta, con sezione cilindrica, assomiglia ad un grosso filo ma non ne ha le caratteristiche di resistenza per la bassa torcitura. La produzione dello stoppino è un passaggio intermedio delle operazioni di filatura nell'industria tessile. Viene prodotto da un nastro cardato, dopo lo stiro, dove il nastro viene tirato per assottigliarlo e la pettinatura, che si applica solo a fibre lunghe, elimina le fibre corte e lascia quelle rimanenti ben ordinate parallelamente nella direzione in cui si costituirà il filo. La trasformazione del nastro in stoppino, che è notevolmente più sottile, avviene con una macchina chiamata divisore. Lo stoppino è l'ultimo passaggio di questa serie di lavorazioni e va ad alimentare direttamente i filatoi. Stoppino è anche il nome di un certo tipo di filato, di lino o altri materiali di mano asciutta e fibrosa, poco ritorto e di titolo molto grosso, che assomigliano appunto allo stoppino da filatura.

Stoppino (candele):

Lo stoppino (termine derivato da stoppa) o lucignolo è un filo intrecciato di fibra tessile, spesso di cotone, impiegato nelle candele. Tramite il meccanismo della capillarità trasporta il "carburante" della candela, ovvero la cera liquida, verso la fiamma: quando questo arriva nell'immediata vicinanza della fiamma vaporizza e reagendo con l'ossigeno presente nell'aria e la alimenta ulteriormente. Molti stoppini sono precedentemente impregnati di cera (ad oggi è la paraffina la più impiegata), in modo da poter dare il via all'accensione della candela. Il tessuto che compone lo stoppino è anche trattato con speciali sostanze che lo rendono più resistente alle fiamme, per evitare che questo si consumi troppo in fretta. Gli stoppini possono avere un'anima di metallo, in passato veniva impiegato il piombo, ma il rischio di intossicazione dovuto all'impiego di questo metallo ha fatto preferire altre soluzioni, come lo zinco. Il diametro e la forma dello stoppino influenzano la velocità della fiamma e devono essere valutati anche in base alla forma e dimensione della candela. Uno stoppino di diametro elevato o troppo lungo creerà una fiamma di dimensioni maggiori, con come conseguenza anche un più veloce scioglimento della cera, mentre uno stoppino troppo corto potrebbe causare lo spegnimento della fiamma. In passato gli stoppini venivano tagliati con apposite forbici, mentre al giorno d'oggi sono progettati in modo da consumarsi con l'avanzare della fiamma.

Seta:

La seta è una fibra proteica di origine animale con la quale si possono ottenere tessuti tendenzialmente pregiati. La seta viene prodotta da alcuni insetti della famiglia dei lepidotteri e dai ragni. La seta utilizzata per realizzare tessuti si ottiene dal bozzolo prodotto da bachi da seta. La seta è una fibra naturale di origine animale. Il baco da seta secerne un filamento continuo lungo circa 1/1,5 km con il quale forma il bozzolo che gli serve da protezione durante la metamorfosi. Il filamento è formato da due bavelle di fibroina (presente per circa l'80% in peso) avvolte nella sericina (20% circa). Quest'ultima viene eliminata durante un processo chiamato "sgommatura". Al microscopio la fibra ha un aspetto regolare molto simile a quello di fibre sintetiche.

Filati di seta:

Per produrre un filo di seta cruda occorrono 4-8 bozzoli, i filati che si ottengono sono:

• Organzino: è formato da un filo ritorto in un senso accoppiato e ritorto con un altro filo nel senso opposto (4 giri al centimetro), usato per l'ordito.

• Crêpe: è simile all'organzino ma più fittamente ritorto (da 16 a 32 giri al centimetro), per tessuti crêpe, cioè increspati.

• Ritorto per trama: è composto da uno o più fili e ritorto in un solo senso (da 8 a 16 giri al centimetro).

• Ritorto singolo: ritorto in un solo senso con un numero di torsioni variabili a secondo della qualità, per tessuti lisci e sottili.

• Bourette: ottenuto dai cascami, la peluria della parte esterna o interna del bozzolo, viene filata dopo cardatura, filato grosso e irregolare non ha le caratteristiche di finezza e lucentezza della bava.

• Tussah: è quella che si ricava dalla dipanatura dei bozzoli prodotti da bruchi che vivono allo stato selvatico.

• Doppione: bava di seta doppia, prodotta da due bachi che formano il bozzolo insieme, rarissima, è il materiale che originalmente componeva lo shantung.

• Shappe: si produce con i bozzoli danneggiati (dove non è possibile avere la bava continua) e cascami di lavorazione.

• Filaticcio: filo di seta che si ricava dai bozzoli sfarfallati, cioè bucati dall'uscita della farfalla.

Nastro (tessile):

Il nastro è una sottile striscia di materiale flessibile, solitamente tessuto ma anche di plastica o carta. Il suo uso è strutturale: legare, chiudere, reggere o semplicemente decorativo. Oltre che decorativo il nastro ha una funzione simbolica: forma coccarde, porta medaglie, con colori e disegni particolari indica i gradi sulle divise militari, viene tagliato nelle inaugurazioni.

I nastri, con frange e altre bordure di passamaneria, sono prodotti da un settore specializzato dell'industria tessile. La caratteristica di un telaio da nastri è la produzione simultanea di più nastri, nei moderni telai automatizzati fino a 40. Vengono prodotti in seta, con armatura raso che ne esalta la mano lucida o come rep se è necessario un certo peso, anche se il poliestere la sta soppiantando per la sua economicità. Spesso i nastri di tessuto hanno un rinforzo sui lati esterni (cimossa) per dare maggior solidità e permetterne il riutilizzo, il rinforzo può contenere un sottile filo metallico che permette di tenere la forma per le decorazioni. Nastri economici vengono prodotti tagliando pezze di stoffa già fatte con fibre sintetiche e termosaldando i lati per evitare la sfilatura. Trovano impiego nel campo della moda come lacci e stringhe o per la decorazione di: abbigliamento infantile e femminile, biancheria intima, arredamento, costumi teatrali e carnevaleschi e nelle acconciature femminili.

Treccia:

Una treccia è una struttura complessa formata dall'intrecciamento di tre o più fili di materiale flessibile come tessuto, cavi o capelli. L'etimologia della parola treccia non è chiara, potrebbe derivare dal greco tricha (in tre) o dal latino tricae (viluppo), trinus (di tre) o trix (capello).

Dyneema:

Il Dyneema (Gel Spun Polyethylene) è una fibra sintetica particolarmente adatta alla produzione di cavi da trazione. Viene in particolar modo utilizzato per applicazioni sportive quali, il parapendio, l'alpinismo, il tiro con l'arco, la pesca sia sportiva che professionale e la produzione di giubbotti antiproiettile. I cordini in Dyneema hanno una eccezionale resistenza, paragonabile a quella dei cavi di acciaio, ma con il vantaggio di resistere molto bene agli sforzi da torsione e piegamento. A differenza della prima generazione di fili in HDPE (polietilene ad alta densità) oggi il marchio DYNEEMA ha sopperito allo svantaggio derivante dall'elevata elasticità che lo rendeva dimensionalmente poco stabile. La fibra di Dyneema oggi prodotta ha caratteristiche particolari per resistenza rispetto al suo diametro, si parla di qualche kilogrammo per fili con diametri di circa 0,10-0,12 millimetri, ed in particolare risulta un filo che è praticamente esente da elasticità. Il brevetto per il dyneema risulta proprietà della DSM olandese e viene prodotto solo dalla stessa DSM e da un'azienda giapponese su autorizzazione. L'estrusione della fibra di DYNEEMA avviene attraverso il raddrizzamento della catena del polietilene che in questa forma acquista le caratteristiche di HDPE (Polietilene ad alta densità) con la caratteristica di diventare una fibra con elevatissima resistenza alla trazione e assenza di elasticità. Una fibra simile per materiale e composizione è la fibra di marchio SPECTRA prodotta da un'azienda americana su proprio brevetto con caratteristiche leggermente inferiori rispetto al DYNEEMA.

Polistirolo:

Il polistirene, o polistirolo, è il polimero dello stirene. È un polimero termoplastico, ovvero può essere fuso e rimodellato, dalla struttura lineare. A temperatura ambiente è una plastica rigida trasparente; oltre i 70 °C, al crescere della temperatura diviene sempre più plastico e scorrevole, inizia a decomporsi alla temperatura di 270 °C. Il polistirolo espanso si presenta in forma di schiuma bianca leggerissima, spesso modellata in sferette o chips, e viene usato per l'imballaggio e l'isolamento.

Cartone ondulato:

Il cartone ondulato viene usato soprattutto nel settore imballaggi. È costituito da due superfici di carta dette copertine che racchiudono l’ondulazione cartacea che conferisce stabilità e resistenza all’insieme.

Fustella:

La fustella è uno strumento costituito da un profilo tagliente che riproduce una determinata sagoma e viene utilizzato in tipografia per tagliare la carta, il cartoncino o materiali simili in forme astratte diverse dal semplice rettangolo. In generale, la fustella serve per eseguire tagli identici e precisi ed è, perciò, utilizzata anche in altri ambiti industriali come, per esempio, la pelletteria, l'industria tessile oppure la produzione di etichette.

Nastro Adesivo:

Il nastro adesivo, comunemente chiamato anche scotch, è un nastro di plastica o carta a cui è applicata una sostanza adesiva. Il nastro può essere adesivo da un solo lato o da entrambi (nastro biadesivo), in questo caso una delle due facce del nastro è spesso protetta da una pellicola. Il nastro adesivo è utilizzato per incollare oggetti fra loro per lo più temporaneamente, ma anche permanentemente. L'adesione avviene per semplice contatto con l'oggetto. I vari tipi di nastro adesivo per imballo o chiusura scatole si differenziamo fra loro per il supporto (PVC o PPL ) e per il tipo di colla. La colla più appiccicosa, adatta ad ogni tipo di materiale (carta, plastica, vetro...) è quella in gomma naturale. Gli altri tipi di colla sono la colla acrilica, adatta per applicazioni in cui la colla deve tenere anche per molti anni, e la colla hot melt, adatta per le nastratrici automatiche.

Il nastro in PVC è idoneo per ogni applicazione, non crea problemi al magazziniere, attacca su ogni tipo di materiale, ma è più costoso: è consigliabile quando il magazziniere deve lavorare di fretta o in posizioni scomode o su materiali difficili Il nastro in PPL con colla in gomma naturale è molto appiccicoso (è la stessa colla usata per il PVC). Il supporto in PPL è elastico, per cui se il nastro viene allungato nella fase di applicazione tende a ritornare alla lunghezza originaria. In questo ritorno elastico le alette del nastro vengono tirate e le molecole di colla delle alette vengono distaccate dalla scatola: tutti i nastri in PPL patiscono il ritorno elastico, e vanno pertanto applicati con attenzione. Se ben applicato è un nastro eccellente come rapporto qualità/prezzo Il nastro in PPL con colla acrilica ha un prezzo superiore a quello con colla in gomma naturale, ed è meno appiccicoso. I suoi pregi sono la silenziosità, l'alta trasparenza della colla e soprattutto la lunga tenuta della colla nel tempo Il nastro in PPL con colla hot melt è rumoroso e si srotola molto facilmente: è difficile da applicare con un dispenser manuale (a volte si srotola troppo e intasa il dispenser): è un nastro adatto soprattutto all'utilizzo con le nastratrici automatiche.

Nastro adesivo trasparente, in plastica, spesso di piccole dimensioni. Nastro da muro, in carta, è utilizzato per essere incollato temporaneamente sulle pareti senza rovinarle, per esempio per coprire una superficie che non deve essere dipinta. Nastro isolante, in plastica elastica spessa, utilizzato per unire o isolare fili e altre apparecchiature elettriche. Nastro adesivo medico, utilizzato nei medicamenti. Nastro biadesivo, con strato adesivo su entrambe le facce.

Manifatture:

Le manifatture sono degli stabilmenti che nel tardo Medioevo realizzarono il primo passo verso l'industrializzazione. Le aziende manifatturiere. I lavori venivano ancora svolti a mano, ma secondo criteri industriali come quelli della produzione in serie o della divisione dei compiti. Oggi si indicano con questa parola i processi che costituiscono le fasi della produzione industriale, il luogo in cui si eseguono questi lavori, e l'azienda che li esegue. Esempio: manifatture tessili, manifatture imballaggi, manifatture packaging, una manifattura di elettrodomensici, una manifattura di giocattoli, ecc.. Ancora in senso lato, la parola può indicare oggetti fatti a mano da artigiani. Per esempio in Valle d'Aosta sono famose le manifatture in legno e in Sardegna o in Sicilia le manifatture dolciarie.

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